Intervista doppia M&M: Mipo e Maro si raccontano.

Questa settimana abbiamo pensato di esplorare il mondo del Minibasket in Orange e come bersagli dell’intervista doppia abbiamo scelto Mipo e Maro. Ecco cosa ci hanno raccontato di loro, tra palla a spicchi e tempo libero, con una buona dose di ironia e tanta simpatia!

Nome:
Ma: Mariangelo.
Mi: Mipo (e guai se scrivi qualcos’altro)!
Soprannomi:
Ma: “Maio” per gli amici di Codogno. Qualcuno, tra i più intimi, azzarda “Il (come usanza lombarda vuole) Mago”.
A Milano -e proprio per colpa della Mipo- sono costretto a girarmi anche se mi chiamano “Mari”, ma da qualche tempo -e questa volta per merito del Raffo- si sta diffondendo anche “Maro”. Inutile dire che preferisco la seconda versione: calabbbrese e virile.
Mi: quando ero piccola mia sorella al posto di Mariapaola diceva Pimipi (quando sono nata lei aveva un anno e mezzo). Poi e’ diventato Mipo. E da allora sono Mipo per tutti. Se mi chiamano Mariapaola non mi giro nemmeno!
Quali e quante squadre alleni:
Ma: Alleno tutto ciò che passa al Trotter (assieme a Chiara), in Bottelli e in Rinaldi (assieme a Jonathan); dai Pulcini agli Aquilotti. In campionato mi sto divertendo alla testa dei 2004 e 2005.
Mi: Alleno tutti i gruppi minibasket di Cesalpino, a partire dall’annata 2008 fino agli Aquilotti 2004. Al mio fianco c’è il mio fidato assistente Raffo. Insieme andiamo alla grande secondo me, io mi trovo davvero bene! Insieme alleniamo anche la squadra Esordienti maschile, annata 2003.
Da quanto alleni e perché hai iniziato:
Ma: Alleno da 13 anni. Ne avevo 19 e da poco mi ero iscritto a Scienze Motorie quando mi hanno chiesto di tenere un gruppo di bimbi dalla III elementare alla III media nella palestrina di San Rocco al Porto. Poi Piacenza, Bologna e Milano.
Mi: Alleno ormai da 7 o forse 8 anni. Ho iniziato un po’ per caso in università… Ho dovuto affrontare l’esame di basket con il prof. Mondoni e mi sono appassionata un sacco. Da lì ho deciso di frequentare il corso per diventare istruttore minibasket e, appena mi sono trasferita a Milano, ho iniziato subito ad allenare. È la mia passione!
Descriviti in tre parole:
Ma: Uh mamma, mi chiedi un doloroso sforzo di sincerità: egocentrico, permaloso e lascivo.
Mi: Esigente (prima di tutto con me stessa), ironica, indipendente.
Descrivi l’altro in tre parole:
Ma: Ora, invece, si tratterebbe di un doloroso sforzo di sintesi: impossibile descriverla in tre parole, non basterebbero le recensioni dei critici d’arte delle maggiori testate giornalistiche nazionali. Prendo in prestito Omero: “un virgulto di palma nel minibasket”.
Mi: hippy, saggio, galante.
Una caratteristica che gli/le invidi?
Ma: Senza dubbio quel suo tiretto a due mani dal petto, mutuato dal ruolo di alzatrice della pallavolo, che però sa sfoggiare nei momenti in cui nessuno se lo aspetta e lascia tutti basiti per aver segnato da qualche metro dietro la linea dei 3 punti. Per bravura/fortuna è seconda solo alla nostra Giorgina, che è riuscita a segnare da centrocampo di fronte a 400 bambini, altrettanti genitori e alle telecamere del TGR durante la visita degli Harlem Globe Trotter al PalaGiordani.
Mi: La capacità di porsi sempre alla giusta distanza dalle cose, dalle situazioni. Questa distanza permette di rivedere la situazione in chiave critica. Io molte volte mi faccio troppo coinvolgere dalle situazioni. Di lui invidio molto anche la barba!
Su quali aspetti/fondamentali ti piace di piu lavorare in palestra?
Ma: Trattandosi di Minibasket non è importante il Cosa, ma il Come. Se è ancora lecito separare i due aspetti, si può dire che la Forma preceda il Contenuto.
Mi: Con i più grandi, ed è il primo anno che mi avventuro un po’ più nel “basket”, dal punto di vista cestistico mi piace lavorare sulla tecnica e sulle collaborazioni, offensive e difensive. Credo che però noi istruttori siamo prima di tutto degli educatori e dobbiamo rendere la palestra una scuola di vita: mi piace insegnare ai miei bimbi a stare in gruppo, a giocare insieme rispettando le regole, a coltivare una passione, a formare una vera squadra. Certo, è molto difficile ma io e il mio supercoach Raffo facciamo davvero del nostro meglio!
Una tua passione extrabasket:
Ma: Il trombone. Provo a dedicare allo studio una buona parte del mio tempo libero: suono a casa, in palestra o sulle rive del Po.
Mi: beh la pallavolo, quella giocata intendo! Allenare pallavolo è davvero noiosissimo!!!
Weekend senza partite, che fate?
Ma: Cerco prima il Festival Jazz e poi la località verso cui partire: a novembre sono stato a quello di Berlino, in occasione del prossimo Carnevale Ambrosiano sono indeciso tra i Ping Machine a Parigi o Miguel Zenon a Pisa.
Ormai unire viaggio e concerto è diventata un’abitudine tale che gli amici, quando torno dalle vacanze, invece di chiedermi dove sono stato, saltano un passaggio e chiedono: “Chi suonava?”.
Mi: Al momento il sabato ho un corso in università ma altrimenti appena ho tempo volo in Liguria!
Cosa ti rende orgoglioso delle tue squadre?
Ma: Martedì, giovedì e venerdì finisco alle 20:10 piuttosto che le 20:00. È un orariaccio per i bimbi di 9-10 anni, ma mai nessuno che vada via prima, anche se da sotto il soppalco della palestra Trotter si sentono gli stomaci dei genitori brontolare. E forse non solo quelli.
Mi: Il fatto che siano dei gruppi affiatati, che in palestra si respiri aria positiva.
Caratteristiche fondamentali di un buon istruttore?
Ma: Costruire, mantenere, rinnovare e migliorare il gruppo; valorizzare il talento; dare l’opportunità di confrontarsi anche all’ultimo arrivato; avere una riserva inesauribile di fantasia.
Mi: Beh credo il possedere competenze. Non parlo solo di quelle tecniche ma anche e soprattutto di quelle educative, sociali e relazionali.
Citazione preferita?
Ma: «Posso permettermi di farle una domanda?… Poi gliene farò altre, di altra natura… Nei componimenti d’italiano lei mi assegnava sempre un tre, perché copiavo. Ma una volta mi ha dato un cinque: perché?».
 «Perché aveva copiato da un autore più intelligente».
 Il magistrato scoppiò a ridere. «L’italiano: ero piuttosto debole in italiano. Ma, come vede, non è poi stato un gran guaio: sono qui, procuratore della Repubblica…».
 «L’italiano non è l’italiano: è il ragionare» disse il professore. «Con meno italiano, lei sarebbe forse ancora più in alto».
 La battuta era feroce. Il magistrato impallidì. E passò a un duro interrogatorio. Tratto da “Una storia semplicedi Sciascia.
Mi: “Non chiederti cosa la tua squadra puo’ fare per te, ma cosa tu puoi fare per la tua squadra”. Questa per quanto riguarda l’ambito sportivo; ma mi piace anche “Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza” tratto da “Il Piccolo Principe”.
Salutatevi:
Ma: Ciao Sciupy, se mi saluti con Mari o Maryboy ti auguro un improvviso attacco diarroico prima della prossima partita.
Mi: ciao Marijblade! Tvb!

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