Coppa Lombardia – Vincono Pubblico e Organizzazione

Vince la B&P Costa Masnaga la Coppa Lombardia, avendo ragione di un’ottima Tec Mar Crema in una gara punto a punto, che replica il successo della scorsa stagione. Ma ad aver vinto è stata l’organizzazione delle sei società lombarde che hanno organizzato questa terza edizione del Trofeo rimesso in palio, lo ricordiamo, dalla Edelweiss Albino. E’ ancora il vecchio Trofeo che passa di mano in mano, come la famosa Coppa Rimet del Calcio, da vincitrice a vincitrice ogni anno.

Il successo è di pubblico, perché le quattro giornate hanno visto tribune assiepate di appassionati, famiglie e ragazze desiderose e curiose di vedere all’opera sei società che rappresentano parte del meglio della pallacanestro femminile nazionale.

Se ne sono accorti al Comitato Regionale Lombardo che, con un’operazione simpatia, ha deciso di patrocinare l’evento fornendo Arbitri e un Ufficiale di Campo. Oltre a premi per tutte le giocatrici, allenatori e dirigenti, in grande quantità, Nella speranza che questa partnership si rinnovi negli anni a venire, grazie anche alla nostra eccezionale “Madrina” Mara Invernizzi.

Se ne sono accorti anche alla Lega Basket Femminile che, dalla bocca del Presidente Massimo Protani, ha elogiato l’iniziativa, riempiendoci di complimenti bene auguranti. Della Lega sono i numerosi premi per le migliori giocatrici.

Abbiamo la fortuna in Lombardia di avere numerose tesserate, più che in ogni altra parte d’Italia. Ma non è così scontato avere un’organizzazione qualificata, che invece è presente e puntuale a ogni iniziativa ci riguardi.

Rimandiamo per i tabellini e i risultati di tutte le partite ai siti internet delle sei società, raccogliendo qua i risultati delle finali e un commento a caldo da chi ha voluto/potuto rilasciarlo subito.

Commento di Coach Gabriele Pirola per la B&P Costa Masnaga, prima classificata “Sono generalmente soddisfatto dell’andamento del Torneo. Certamente per averlo vinto, ma soprattutto per essere riusciti a integrare Camille MAHLKNECHT in così poco tempo e con margini di miglioramento corale. Sicuramente per aver messo in campo le nostre giovanissime (2002) “bimbe” che hanno quindici anni, ma che nonostante la loro giovane età hanno dimostrato di poter fare bene. Buone e ottime conferme dalla nostra “vecchia guardia” se così si può dire, con una menzione per Del Pero che ha fatto molte più cose da giocatrice matura che da ragazza di 18 anni quali ha. Insomma, abbiamo di che essere contenti, nell’attesa del pieno recupero delle indisponibili.”

Commento di Coach Diego Sguaizer per la Tec Mar Crema, seconda classificata “La Coppa ha rappresentato un bel banco di prova importante del lavoro svolto fino ad ora anche in chiave conoscitiva del gruppo che dovrò guidare. Dispiace non aver potuto contare sull’organico al completo il che mi avrebbe permesso un verifica più approfondita ma ho comunque ricevuto risposte molto positive. La squadra seppur priva di elementi fondamentali per il nostro sistema di gioco ha trovato comunque risorse tecniche ed umane per sopperire alle difficoltà crescendo di partita dopo partita. L’ultima della quale, la finale, giocata veramente ad ottimi livelli confermando le qualità ormai riconosciute alle mie giocatrici su tutte un carattere veramente encomiabile. Un plauso naturalmente lo faccio alle mie ragazze ma anche alle avversarie via via affrontate che mi hanno dato modo di intravvedere il livello di difficoltà che incontreremo in campionato”.

Commento di Coach Giuliano Stibiel per la Fassi Albino, terza classificata “Nonostante le assenze importanti nelle file del Geas, considero questa partita un bel passo avanti nella preparazione alla prima di campionato dove sicuramente troveremo delle avversarie già affamate di rivincita a cui risponderemo come fatto oggi con grande aggressività difensiva ed il coinvolgimento di tutte nel potenziale offensivo espresso dalla squadra. Siamo riuscite a sperimentare nel giro di una settimana un pò tutto quel che avevo in testa, trovando sicuramente difficoltà ma uscendone comunque a testa alta con un atteggiamento veramente positivo! Le giovani ci stanno dando risorse ed energie (quasi) inaspettate mentre nelle 3 gare a turno le più esperte o comunque leader del gruppo si sono distribuite equamente le responsabilità, tuttavia siamo ancora lontane da quella continuità di rendimento vero punto chiave di una stagione difficile ma che affrontiamo con tantissimo entusiasmo. Vedo sempre più le facce giuste in ogni occasione… la base c’è ora non ci resta altro che lavorare lavorare e ancora lavorare.”

Commento di Coach Cinzia Zanotti per il Geas Sesto San Giovanni, quarta classificata “Bella manifestazione, organizzata al meglio. Ha dato la possibilità alle squadre di far buoni test in vista dell’inizio tra due settimane e dare spunti sul lavoro da fare . Per quanto riguarda Geas , abbiamo avuto modo di dare spazio a tutte e tastare la ns condizione fisica . Alcuni infortuni ci hanno costretti a provare nuove soluzioni. Tanto il lavoro da fare.” 

Commento di Coach Andrea Piccinelli per il Carosello Carugate, quinta classificata “Un bel torneo utile per migliorare condizione e soprattutto affiatamento della squadra…pur non completi e con qualche acciacco la squadra ha risposto bene e ha tenuto il campo nelle tre partite contro tutte avversarie di livello..da parte nostra siamo sulla strada giusta ma sappiamo che c”è molto da fare…voglia ed entusiasmo non mancano.”

Commento di Coach Franz Pinotti per Il Ponte Casa d’Aste – Tramo Group Milano, sesta classificata “Non nascondo un pizzico di delusione per come abbiamo affrontato l’ultimo weekend. Certamente non avevamo l’obiettivo di vincere la Coppa Lombardia, ma la vittoria con Crema nella prima giornata, ottenuta mostrando carattere e mentalità vincente, dimostrata da tutta la squadra, unita anche alle belle prestazioni di inizio settembre anche contro Costa Masnaga stessa, ci avevano illuso di avere trovato subito una quadra che ora viene invece a mancarci clamorosamente. L’infortunio al Capitano Giulia Maffenini, di cui non conosciamo ancora l’effettiva “gravità” e nella speranza sia solo un grandissimo spavento, ci ha purtroppo condizionato ben oltre i nostri limiti tecnici. Non ci resta che ritornare in palestra e concentrarci adesso sui punti in cui abbiamo capito dover lavorare. Ma senza drammi. Abbiamo tutto il tempo per farci trovare pronti per la prima trasferta di campionato a Cagliari sponda Selargius. Subito la prova del nove, per un gruppo il cui obiettivo è di migliorare la buona stagione dello scorso anno.”

Questi i risultati delle Finali

5/6 posto Carosello Carugate – Il Ponte Casa d’Aste Milano = 71-61

3/4 posto Geas Sesto San Giovanni – Fassi Albino = 44-49

1/2  posto B&P Costa Masnaga – Tec Mar Crema = 63-60

Premi:

MIGLIOR GIOVANE DI OGNI SQUADRA

  • GIULIETTI – 1998 – Il Ponte Casa d’Aste Milano – TRAMO GROUP 
  • ZUCCHETTI – 2000 – Carosello Carugate
  • DECORTES – 1999 – Geas Sesto San Giovanni
  • ROKHYIATA TALL – 1999 – Fassi Albino
  • TOGLIANI – 1998 – Tec Mar Crema
  • DISCACCIATI – 2002 – B&P Costa Masnaga

MIGLIOR MARCATRICE DI OGNI SQUADRA

  • CANOVA – Il Ponte Casa d’Aste Milano – TRAMO GROUP 
  • ROSSI– Carosello Carugate
  • SCHIEPPATI – Geas Sesto San Giovanni
  • SILVA – Fassi Albino
  • CACCIALANZA – Tec Mar Crema
  • MAHLKNECHT – B&P Costa Masnaga

M.V.P. DI OGNI SQUADRA

  • NOVATI – Il Ponte Casa d’Aste Milano – TRAMO GROUP 
  • ALBANO – Carosello Carugate
  • ARTURI – Geas Sesto San Giovanni
  • BONVECCHIO– Fassi Albino
  • RIZZI– Tec Mar Crema
  • LONGONI– B&P Costa Masnaga

Questo il miglior quintetto premiato e relativo Allenatore

  • STARTING FIVE LOMBARDIA:

BALDELLI, DEL PERO, CACCIALANZA, RULLI, PARMESANI – Coach Gabriele PIROLA

Ufficio Stampa Coppa Lombardia – CR Lombardo 

 

Pinotti, la Scuola Sanga Milano e il Femminile a 360°

Agosto, ma c’è chi non stacca mai la spina e lavora già per la prossima stagione che è alle porte. Approfittiamo per sentire da una voce autorevole, il pensiero educativo del Sanga. A volte può far bene fermarsi, anche solo per un attimo, a riflettere e scambiare idee. Mettendo nero su bianco, ci si sforza di presentare un metodo che può anche essere non condiviso, ma sicuramente permette di applicarlo e migliorarlo, molto più di tante parole campate in aria.

Coach Pinotti ha voglia di spiegarci in cosa consiste la Scuola Basket del Sanga Milano?
Partiamo dal minibasket, principale fonte e motore di ciò che viene dopo. Abbiamo per la maggior parte tutti Laureati in Scienze Motorie e/o Istruttori Nazionali. Maschile e Femminile insieme fino a produrre gruppi solo maschili e solo femminili, sin dalle Libellule, alle Gazzelle per finire il percorso elementare con la categoria Esordienti. Chiediamo ai nostri Istruttori che le ragazze escano dal percorso di minibasket con una serie di caratteristiche psicofisiche basate sul cognitivo, ma anche sull’apprendimento dei fondamentali di pallacanestro eseguiti già secondo uno stile che, pur rispettando la fascia di età evolutiva, dia quei primi rudimenti indispensabili per non ricominciare tutto da capo nella prima categoria di pallacanestro che è l’U13. Certamente la capacità di anticipazione e scelta viene da noi enfatizzata in particolar modo, perché crediamo al metodo del “problem solving” sin da piccoli. Non abbiamo bisogno di automi esecutori, quanto di essere pensanti e intelligenti che abbiano la libertà e la capacità di scegliere cosa è meglio per risolvere un problema di gioco che si presenta all’improvviso. Il nostro è un gioco situazionale in evoluzione temporale.

Cosa succede dall’U13 in avanti?
Dal punto di vista dei risultati succede che magari i nostri gruppi di minibasket che fino all’anno prima rifilavano dei “ventelli” alle loro pari età, cominciano a soffrire le società cosiddette “blasonate” che in questa categoria fanno incetta del circondario e oltre, per colmare quelle lacune che non sono riuscite a colmare con il lavoro in palestra. E qui comincia la forbice tra le società che lavorano reclutando e basta e le società che (minibasket o non minibasket) assemblano talenti prendendole già pronte a destra e a manca, con un grosso lavoro di “pubbliche relazioni” che supera e sopravanza il lavoro in palestra. Su questo punto al nostro interno abbiamo deciso di “fondere” le due pratiche: 1) continuare a far crescere le nostre “bimbe” senza disperderne nessuna e 2) provare a ricercare talenti che davvero ne valgano la pena, che possano rafforzare i gruppi già esistenti, aiutando anche il gruppo stesso a migliorare. Di certo, questo è sicuro, non ne perdiamo nessuna delle nostre. Perché il nostro patto con i genitori e le famiglie è sacrosanto. E non c’è stellina che tenga, che possa obnubilare la buona pratica del far innamorare le ragazze di questo meraviglioso sport. Qui noi non svendiamo l’anima alla dea Vittoria. Proviamo a costruire persone, oltre che giocatrici, pur sapendo che anche noi abbiamo una squadra di vertice in serie A, che necessità di qualità fatta in casa.

Tutte le categorie del settore giovanile hanno quindi ugual valore e stessi obiettivi?
Tutte le categorie del nostro settore giovanile hanno pari dignità e lo stesso diritto a essere considerate il centro dei nostri obiettivi di formazione e crescita. C’è una progressione scolastica con obiettivi e metodi tarati sull’età e sulle capacità. Ma se nell’U13 e U14 perseguiamo la formazione del gruppo squadra, con grande attenzione alla crescita dei fondamentali individuali e di squadra, senza puntare alla “vittoria” a tutti i costi; nelle categorie cosiddette “elite” U16 e U18 proviamo a fare selezione per privilegiare un lavoro che porti la maggior parte delle nostre ragazze ad essere pronte per un campionato senior di alto livello. E questo significa provare a uscire dalla Lombardia per aumentare l’esperienza formativa, sino a spingerci al confronto con le migliori scuole italiane ed europee. Negli ultimi anni le nostre giovani hanno viaggiato per l’Europa, oltre che ospitare selezioni provenienti dalla Spagna, Francia, Ungheria, Bulgaria, Lettonia, Svizzera, Russia e scuole dell’Est in genere. Noi crediamo molto all’esperienza del confronto per imparare e crescere.

Non ci ha ancora parlato del gruppo U20, che pur tanto ha vinto negli ultimi anni…
Vincenti certamente, ma l’U20 è il termine di un percorso giovanile che introduce il percorso senior. Non è un caso se negli ultimi anni la nostra prima squadra di serie A contempla nel roster quasi per intero le migliori ragazze del gruppo U20. E’ il corretto percorso secondo il nostro pensiero, che porta le nostre giovani a confrontarsi gradualmente e secondo le proprie capacità del momento, in categorie “adulte” che ti insegnano ciò che il giovanile non potrà mai insegnarti: quella furbizia, malizia che solo l’esperienza senior ti può insegnare. Anche prendere quella giusta dose di “legnate” legali, aiuta il percorso. Ed ecco perché le nostre ragazze giocano praticamente su tre fronti:

1) U 20 con obiettivo Finali Nazionali ogni anno, per concludere il percorso giovanile con un lavoro di alta qualità che miri all’Eccellenza;

2) un campionato senior regionale (per noi quest’anno la serie C con l’obiettivo di vincere e salire in B) dove incontrare ottime atlete magari non più tanto giovani ma che, in quanto a malizia e furbizia, hanno ancora tanto da insegnare. Parliamoci chiaro, se hai un gruppo di qualità U20, alcune partite giovanili non insegnano nulla, perché vincere di 40/60 punti non affrontando problemi da risolvere, non serve assolutamente a nulla. Mentre affrontare partite di serie C o B, e parliamo di Lombardia naturalmente, insegna a molte ragazze a “svegliarsi” e tirar fuori quel carattere che sarà indispensabile avere per competere a livello di serie A. Non puoi improvvisarti campionessa se non hai fatto un certo tipo di gavetta. Di vere campionesse “nate pronte” come per esempio Cecilia Zandalasini (che pur è passata giovanissima dalla A2, prendendo anche sane e terapeutiche legnate, prima di entrare in pianta stabile in A1) se ne contano sulle dita di una mano, il resto ha bisogno di crescere giocando con la possibilità di muoversi secondo una progressione intelligente. Insopportabili sono alcune dichiarazioni o filosofie di pensiero di alcuni cosiddetti addetti ai lavori (più di partito preso che razionali), molto da “puzza sotto il naso” … che snobbano le serie senior regionali. Soprattutto in Lombardia, infatti, la qualità è quella giusta per una giovane che vuole crescere;

3) la serie A2 è il campionato perfetto per una giovane di qualità che voglia crescere. Ma anche gettare nella mischia una giovane a questo livello, senza l’adeguata preparazione psicologica, fisica, tecnica e mentale, significa aumentare il rischio di perderla per sempre. Il processo inibitorio del “allora non sono capace”, nel mondo femminile è sempre dietro l’angolo. E la percentuale di ragazze che smettono è sempre troppo alta, per lasciare a superficialità e pressapochismo il comando delle scelte. Occorre pazienza e gradualità. E in un mondo di consumisti come il nostro, te lo assicuro, questo è il percorso più difficile. Ancora oggi ci sono fenomeni da bar che ripetono concetti desueti del tipo : “ … e ma se a 17 anni non sei pronta per una serie A, è meglio che lasci perdere…” Dimenticandosi che di Meneghin, Macchi e appunto Zandalasini ne nascono una ogni tot anni … con buona pace di tutto quel mondo di sensibilità, gradualità, insegnamento, quella volontà di fornire sicurezze e certezze che fortificano, anziché giudizi che distruggono la persona prima ancora che la giocatrice… e qui i peggiori nemici sono, purtroppo oltre ad alcuni allenatori, anche alcuni stessi genitori che vorrebbero la propria figlia arrivare senza patire piccole e/o grandi amarezze-delusioni che fanno invece parte della Vita adulta.

Noi da quest’anno apriremo il Sanga Lab per tutto il giovanile, fatto si anche di studi statistici a tutto tondo sulle giocatrici della prima squadra, ma di studi video sulla tecnica di tiro per tutte le categorie, in funzione di un lavoro individualizzato che miri ad accorciare i tempi di apprendimento secondo il concetto che “… se vedo i miei errori, li correggo più facilmente… “

Sgombro subito il campo da ipocrisie, aggiungendo che in questa categoria noi cerchiamo, ogni anno, un paio di giocatrici “esterne” che ci aiutino ad aumentare il tasso di talento là dove ci difetta. Fornendo in cambio un percorso di formazione senior che contempli un investimento da parte nostra, in tempo individuale dedicato nel gruppo di serie A2, per quelle giovani che vogliono accrescere il proprio bagaglio introducendosi, adesso e subito, dagli allenamenti alla partita, in un livello alto del campionato di serie A2. Per noi questo è un investimento. Queste ragazze non sono nostre, ma diamo loro la possibilità di mettersi alla prova. Spesso queste atlete sono ritornate alle società di appartenenza portando in dote con se preziosi NAS : Claudia Colli, Ludovica Rossini, Cecilia Albano e Ilaria Zinghini tra le ultime giocatrici da noi lanciate in serie A, ma tante altre ancora come Ruisi, Rossi, Guarneri , Montuori, Gatti Valentina, Canova ecc…

Se le ragazze arrivano a costo zero, tornano alle rispettive società di appartenenza riportando in dote un valore aggiunto che si traduce in NAS, grazie al nostro lavoro. Se invece le società di appartenenza vogliono un “conquibus” in cambio, noi richiediamo la cessione del diritto sportivo, altrimenti saremmo degli stolti a lavorare per gli altri e nel contempo pagare per questo.

Diciamo che più di una Scuola Basket, sembra Lei stia parlando di una Scuola di Vita …
Perché c’è differenza? Lo sport è per me un laboratorio protetto di scuola di vita, dove imparare a rispettare le regole, ad accettare le dinamiche di gruppo. A vivere un’amicizia vera e non come se fosse scritta sul foglietto dei baci perugina. Dove si impara a superare le delusioni. Dove si accettano i propri limiti, per ripartire nel superarli dopo essersi messi al lavoro. Alcune esperienze che vivi nello Sport da giovane, te le porti dietro per il resto della Vita, amicizie comprese.

Perché una famiglia dovrebbe portare una bambina o una ragazza da voi?
Beh… prima di tutto perché magari non lo sai, ma abiti vicino a una delle nostre palestre, e sono ben dieci tutte situate a Nord – da Ovest a Est di Milano e tutte raggiungibili comodamente in metropolitana… visitare il sito e confrontare dove si abita…- ride di gusto coach Pinotti – poi perché hai capito che oltre a insegnare la pallacanestro ti diamo la possibilità di essere te stessa nel crescere come persona. Certo che se cerchi un percorso facile, come vorrebbero i cosiddetti “genitori spazzaneve”, quelli che anticipano il cammino dei propri figli spazzando e togliendo ogni possibile ostacolo, ecco allora è meglio che non vieni al Sanga – altra sonora risata – ma a parte gli scherzi, io, con molta poca modestia, credo che il Sanga sia un po’ come la “Apple” del Basket femminile. Arrivati nel panorama tra gli ultimi (Nd R – Minibasket nel 1997 e Basket dal 1999), abbiamo impresso un’accelerazione pazzesca, frutto di passione, competenza, anche “provvidenza” ed entusiasmo di un così numeroso gruppo di persone, che altri non sono stati in grado di attuare se non in tempi molto più lunghi. Dobbiamo avere la capacità di variare le nostre proposte e qualificare l’offerta. In una piazza come Milano, tra l’altro, in cui fare Sport e anche solo pensarlo, è una delle attività più difficili e costose, siamo passati da un oratorio (San Gabriele Arcangelo in Mater Dei costruita dall’Architetto Achille Castiglioni) alla serie A in soli 10 anni: 19 ottobre 1999 e Finale vinta al Pala Lido di Milano il 23 maggio 2009, davanti a oltre millecinquecento persone, con la benedizione del Presidente Dino Meneghin e guidati da Coach Stefano Fassina. Portare una giovane milanese al Sanga, dovrebbe rappresentare un onore oltre che un piacere. Noi non “vendiamo” e soprattutto non “promettiamo” nulla, non siamo “perfetti” ne “unti” dal Signore, però chiediamo di venire a provare a giocare, poi se ci si diverte, si rimane, altrimenti si cambia… Noi non ci sentiamo meglio di altri, ma sicuramente “diversi”.

Tornando al movimento femminile, vuole provare a lanciare un messaggio?
Vorrei dire che occuparsi di pallacanestro femminile è difficile. Siamo l’ultima ruota del carro, essendo sport al femminile, ma le società e gli addetti ai lavori dovrebbero “svecchiarsi” e togliersi di dosso tutti quei pregiudizi, quelle vecchie pratiche antipatiche del parlar male dell’altro e di tutti in generale, del collaborare solo quando c’è da guadagnare, del vedere nemici ovunque anziché compagni di viaggio. Siamo noi stessi il peggior male della femminile e finché ci presenteremo divisi nell’affrontare i temi importanti, saremo sempre perdenti. Abbiamo fatto del “lamento” il nostro principale modus operandi. Dovremmo agire di più e insieme, anche rischiando di sbagliare ma, vivaddio, con un po’ più di vita in corpo, più propositivi. Fare un passo indietro nel nostro piccolo orticello, per fare dei gran passi avanti tutti insieme nell’allargare il confine di tutto il territorio della pallacanestro femminile. Per superare alcune regole della Fip, basterebbe un manifesto di “gentlemen agreement”.

Ci sono tante brave persone, piene di passione e di entusiasmo, ma dovremmo imparare a riconoscere l’uno nell’altro una potenziale occasione per fare meglio, piuttosto che guardarsi in cagnesco e/o a seconda della necessità del momento, accordarsi più o meno a tempo, perseguendo piccoli e fragili vantaggi. Soprattutto dobbiamo evitare di inseguire i problemi. Dobbiamo operare con una programmazione certa che preveda ed eviti le incomprensioni, e dia certezze alle società che vogliono costruire. Si, si può fare! Ma insieme. Se vuoi collaborare per raggiungere un obiettivo, devi essere pronto a perdere qualcosa. Ma è un investimento, per guadagnare qualcosa di più grande e importante. Spesso vedo gente che per guadagnare un euro oggi, perde i cento euro di domani. Ecco, questa è scarsa lungimiranza e professionalità.

 

Vedo il professionismo come qualcosa di impossibile nel nostro mondo, ma un aumento di professionalità invece, sarebbe già un bel toccasana. Aumentare le competenze e diminuire i costi, sarebbero già due punti fondamentali per un programma di lavoro. Serve il dialogo, franco e sincero, e non il muro contro muro.

Se riusciremo un giorno a sederci a un tavolo, con fare collaborativo, noi tutte le società femminili di vertice e della base, allora potremmo diventare una “Forza” alla quale diventerebbe difficile opporsi. Ma finché ognuno cercherà piccoli e fragili vantaggi personali, ci ritroveremo sempre con un pugno di mosche in mano. Occorre un cambio culturale e di mentalità da parte nostra.

Ufficio Stampa Sanga Milano